UN'ORA DI MOTOSCAFO PER SCAPPARE IN PUGLIA



Caritas Insieme il 7 novembre scorso proponeva due servizi sui profughi che sbarcano in Puglia e talvolta giungono fino in Ticino. Dalla rubrica Monitor di SAT 2000 alcuni stralci degli interventi di mons. Cosmo Francesco Ruppi, Vescovo di Lecce e del vicesegretario al Ministero degli Interni Gian Nicola Sinini. Da Camignolo l'intervista al Parroco e al vicesindaco sull'accoglienza dei profughi del Kossovo nel centro della Protezione civile.

Sinini: Noi abbiamo tante volte parlato di questo problema e tante volte abbiamo detto che non si tratta di emergenza e altrettante volte non siamo stati capiti. Certo è un problema ed è una preoccupazione seria, che dobbiamo avere, ma riteniamo che non sia emergenza perché è una cosa con la quale ci dovremo confrontare per lunghissimo tempo. Quindi non possiamo trattarla come una cosa che oggi accade e che poi scompare.

D: 16000 sono tanti o pochi?
Sinini: Se facciamo un paragone con quello che accade in altri paesi europei è un numero ancora piccolo ma che ci deve preoccupare, non è un problema di oggi è un problema del domani.

D: Lei dice che non è ancora emergenza, cos'è l'emergenza.
Sinini:
Emergenza è quella accaduta nel marzo 1997 quando si é dissolto lo stato albenese e sono giunti nel giro di pochissimi giorni sedicimila persone, che noi abbiamo ospitato nei centri di accoglienza organizzati dallo stato, per una questione assolutamente contingente: l'emergenza anche democratica in quel paese. Con l'elezione di giugno e con le attività di sostegno della comunità internazionale e dell'Italia si è in qualche modo riparato. Invece il problema dell'emigrazione è connesso all'esistenza dell'ingiustizia e della cattiva retribuzione delle risorse sul pianeta, credo che questo problema sia un po' più grande e di difficile soluzione.

D: L'emergenza c'è secondo le comunità cristiane?
Monsignor Ruppi:
Ho sempre detto che questo non è un problema di oggi o di ieri , è un problema di sempre. Dobbiamo mettercelo in testa, dobbiamo farlo capire non solo alle comunità ecclesiali ma anche alla nostra popolazione: dobbiamo convivere con il problema dei profughi. C'è un fenomeno molto grave, che in alcuni momenti appare più forte, più esplicito, ed è che i poveri cercano di andare dove c'è la ricchezza. Noi rappresentiamo. per i popoli balcanici, per i popoli mediterranei, un punto di speranza. Allora non possiamo mettere un coperchio su una realtà che è molto più grande e grossa di noi. In questa situazione la Chiesa in modo particolare la diocesi di Lecce, da oltre due anni è fortemente impegnata ad accogliere i profughi. [...]

Sinisi: Il flusso di profughi sta mutando significativamente, di Albenesi ne giungono pochi, addirittura pochissimi, questo per un accordo che abbiamo con l'Albania per cui loro arrivano sulle coste alla mattina e ritornano in Albania alla sera.. Adesso ormai è un flusso multirazziale, multietnico, sono molte le nazionalità, in special modo giungono Kossovari e Curdi. Purtroppo è un problema molto serio perché non giungono attraverso i canali legali ma perchè vengono imbrigliati dalla criminalità organizzata che mette a loro disposizione lo strumento, la logistica per giungere al sicuro. Su questa cosa noi dobbiamo riflettere molto seriamente.

D: Non è che i poveri del mediterraneo si sono passati parola e hanno capito che qui c'è la porta aperta.
Sinisi:
Sono i delinquenti del mediterraneo che si sono organizzati e costruiscono questi flussi per persone che vengono da paesi in cui sono effettivamente perseguitati, discriminati o comunque in pericolo di vita. Le organizzazione che noi abbiamo monitorato e in parte anche catturate sono organizzazioni straniere, in prevalenza albenesi e in parte anche turche ...

i poveri cercano di andare
dove c'è la ricchezza.
Noi rappresentiamo,
per i popoli balcanici,
per i popoli mediterranei,
un punto di speranza

Mons. Ruppi: la maggior parte di questo traffico è gestita da Albenesi. Noi distiamo dalla costa albanese appena 72 km. Gli scafisti coprono il tragitto in un'ora per cui è facilissimo arrivare. Il punto di approdo più vicino per queste masse di profughi è Valona Otranto.
D: lei è oramai solo il vescovo degl immigrati?
Mons. Ruppi: lo mi occupo di tutti i problemi come ogni vescovo deve fare, se mi occupo degli immigrazione è perché gli emigrati ce li ho in casa., sbarcano nella mia diocesi.

D: Secondo me se ci fossero stati i milanesi dall'altra parte dell'Albania tutta questa questa accoglienza non ci sarebbe stata. E' perché i poveri aiutano i poveri?
Mons. Ruppi:
Non è un problema né di porte aperte o chiuse, intanto noi non possiamo mettere una saracinesca, abbiamo una costa lunghissima, la gente si muove i popoli poveri vengono nelle nostre terre e noi dobbiamo accoglierli, sia che siamo poveri o siamo ricchi. Però è necessario andare ad aiutare l'Albania, il problema grosso è di portare lo sviluppo dove c'è povertà. Trent'anni fa Paolo VI nell'enciclica Popolorum Progressio ha sancito il principio che lo sviluppo dei popoli deve essere procurato dove i popoli vivono. Bisognerebbe riuscire a spegnere la guerra del Kossovo, eliminare il problema politico dei curdi. Però vorrei aggiungere che per noi il problema dell'immigrazione sta sventando una grande risorsa morale e spirituale perché sta facendo sorgere un grande volontariato; sta facendo nascere nelle parrocchie e nelle diocesi, nelle comunità un desiderio di collaborazione molto positivo; io vedo dei giovani che la domenica vengono a servire nel centro Regina Pacis, questo è bellissimo.